Della mancaza di Auguste Dupin

Ho terminato da pochi giorni la lettura di “Allmen e le Dalie” di Martin Suter.

L’idea che mi ha spinto all’acquisto è quella dell’investigatore che si occupa di recuperare opere d’arte di grande valore (economico, soprattutto), con mio supposto intento di imparare qualcosa di più sull’arte facendo una lettura interessante.

Sì, lo so, sono un’illusa!

Intanto ho sbagliato a prendere questo titolo perché si tratta di una serie. E se con Poirot puoi iniziare da “ovunque” (eccetto che dall’ultimo), in questo caso una leggera difficoltà la si sente, non conoscendo l’antefatto, anche se si intuisce.

Il finale ha un cliffhanger che mi ha leggermente infastidito. Principalmente perché mi è sembrata una sorta di ricatto che in una serie tv accetto, in un libro un po’ meno.

E poi… ecco, devo ammetterlo, ho alte aspettative quando si tratta di investigatori dandy o nobili decaduti.

Per dire, il primo che ho conosciuto, a quindici anni, si chiamava Auguste Dupin e dopo di lui arrivò un certo Sherlock Holmes e da lì non si torna.

Quindi, se non ti chiami Poe o Doyle, io da lettrice ti chiedo di volare basso e magari di scrivere sì di un investigatore, di fargli amare sì i soldi, ma di fare attenzione ai grandi che ti hanno preceduto. Non è facile costruire un personaggio amante della bella vita, decaduto economicamente, uso a indossare abiti di alta sartoria che non sembri un’ombra di quelli lì, sì, insomma, Quelli Che Nessuno Dimenticherà Mai.

Però ammetto sia una lettura che si possa fare con piacere, magari in un momento in cui si vuole mettere la testa in pausa, per puro svago. O forse non ne ho colto io i risvolti più profondi. Qualcun* di voi l’ha letto e vuole dirmi qualche sua impressione?

Se non mi farete cambiare idea, magari convincendomi ad acquistare anche gli altri, metterò questo libro a disposizione di chi lo potrebbe apprezzare.
Diciamo UnLibroPerUnLibro”?

{Allmen e le Dalie – Martin Suter – ed. speciale del Corriere della Sera su licenza di Sellerio Editore}

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