Cioccolata calda per un San Valentino da single

 

Non sono single, ma allo stesso tempo non ho mai festeggiato San Valentino. Quindi mi associo a tutte le persone che in questa giornata si sentono un po’ spaesate, fuori contesto. Troppi cuori, troppo rosa e decisamente troppo rosso!

Ricordo anni fa, mentre leggevo Harry Potter e l’Ordine della Fenice che mi immedesimai tantissimo in nella descrizione dell’appuntamento sanvalentinesco di Harry e Cho, in una sala da tè, credo, dove ogni tanto dei putti magici lanciavano dei coriandoli sugli avventori, rendendo tutto molto imbarazzante per il già imbarazzato Harry.

Ecco, io e le profusioni di amore non andiamo tanto d’accordo.

Così ho pensato a quale sia il modo alternativo ma bello di vivere questa giornata. Partecipo all’iniziativa “Ingrediente comune” ideata dalle blogger di Progetto blog, e questo mese l’ingrediente pare sia San Valentino!

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Della mancaza di Auguste Dupin

Ho terminato da pochi giorni la lettura di “Allmen e le Dalie” di Martin Suter.

L’idea che mi ha spinto all’acquisto è quella dell’investigatore che si occupa di recuperare opere d’arte di grande valore (economico, soprattutto), con mio supposto intento di imparare qualcosa di più sull’arte facendo una lettura interessante.

Sì, lo so, sono un’illusa!

Intanto ho sbagliato a prendere questo titolo perché si tratta di una serie. E se con Poirot puoi iniziare da “ovunque” (eccetto che dall’ultimo), in questo caso una leggera difficoltà la si sente, non conoscendo l’antefatto, anche se si intuisce.

Il finale ha un cliffhanger che mi ha leggermente infastidito. Principalmente perché mi è sembrata una sorta di ricatto che in una serie tv accetto, in un libro un po’ meno.

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Ritrovamenti

Ritrovamenti

Da pochi giorni ho iniziato “La rilegatrice di storie perdute”, l’ultimo romanzo di Cristina Caboni.
Nei primi capitoli si parla di un ritrovamento all’interno di un libro antico.

Presa dalla curiosità di quanto potesse essere antico il libro più vecchio che possiedo, sono andata a frugare fra le mie librerie. Credo che sia questo della foto, datato 1854, acquistato ad un mercatino tenuto dalla superdonna Maria, che io chiamo ironicamente “la mia pusher di fiducia”, alla sola condizione che il messaggio che conteneva fosse rimasto. È un libro di Fisica, non avevo altro interesse che quello scritto.

Essendo io una persona capace di chiudere in compartimenti stagni i ricordi, ovviamente mi sono scordata di quel foglietto.

Oggi, cercando il libro, l’ho rivisto. È una nota lasciata dal precedente possessore o posseditrice.

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Shirley di Charlotte Brontë – ovvero come le coprotagoniste ti rubano la scena.

Shirley

Non so, davvero, perché Charlotte Brontë abbia deciso di intitolare questo libro a Shirley.

Forse perché, a questo mondo, sono i forti che prevalgono.
Infatti il personaggio di Shirley nonostante appaia quasi a metà romanzo, si prende la scena in un attimo. Forse più forti di lei sono i conflitti sociali, le lotte di classe.

La prima figura femminile, però, che ci viene mostrata è quella di Caroline. Dolce, tormentata da un amore che non può permettersi di sognare, tenace e salda.

Ama forse ricambiata, ma sapendo di non poter sperare decide della propria vita in maniera dolorosa ma pragmatica. Conosce il suo destino, lo accetta e cerca di vivere lottando per non perdere la dignità e senza mai rinunciare alla sicurezza di un intelletto che le permette di osservare il mondo senza filtri. Continua a leggere “Shirley di Charlotte Brontë – ovvero come le coprotagoniste ti rubano la scena.”

Libri che sanno aspettare – o che devono farlo per forza!

 

Vi capita mai di iniziare un libro che sapete bello, e pensare che dovrà aspettare ancora? A me spesso. Che sia il capolavoro classico o l’attesissima ultima uscita di uno scrittore o scrittrice che amo.

A volte mi capita di iniziare un libro e pensare che quello non è il suo momento. Proprio no. Che fare, quindi? continuare imperterriti o lasciare al libro una sorta di vita propria, in cui deciderà lui quand’è il suo momento?

Poco tempo fa ho iniziato “Chiedi alla polvere” di John Fante, e ne ho letto alcune pagine. Ammettendo la mia ignoranza, mi sono accorta che facesse parte di una trilogia solo in lettura. E che fosse il terzo di tre. (Spesso il mio approccio con un* autore/trice avviene da perfetti sconosciuti, e mi piace!)

Ecco, ho provato a continuare, so che spesso, come per la Yoshimoto, ogni libro è un libro a sè, che può essere letto senza particolari legami con i precedenti o successivi.
Ma una parte di me – forse quella nata sotto il segno della Vergine – non accetta che non si inizi dal primo (a meno che non si tratti di una rilettura) per cui lo stavo leggendo con un po’ di malessere.

Finché esattamente la mattina successiva è arrivato, finalmente, un libro che desideravo da tempo. Si tratta di “Nord e Sud” di Elizabeth Gaskell. Ricordo di aver firmato tanti anni fa – forse dieci – una petizione che chiedeva alle case editrici di tradurre questo libro, mai tradotto in italia.

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